Antonio Guarino – Professore ordinario di Diritto e religione, Università degli Studi di Napoli “Federico II”

SOMMARIO

1. Un problema nuovo.
2. L’esenzione dalla contribuzione consortile conseguente all’irrilevanza fiscale dei fabbricati destinati all’esercizio dei culti nella legislazione catastale.
3. La recente (contestata) prassi di attribuzione della rendita catastale agli edifici di culto…
4. … e le prime richieste di contribuzione consortile a carico di immobili destinati al culto.
5. Lo speciale statuto tributario dell’edificio di culto.


La sottoposizione degli edifici di culto al pagamento dei contributi consortili di bonifica è una questione completamente nuova. Il problema si è posto solo di recente perché la determinazione dell’importo del contributo di bonifica è collegato alla rendita catastale dell’immobile. Tradizionalmente, gli edifici di culto sono privi di rendita catastale, ma da alcuni lustri questo postulato è stato posto in discussione sia a livello amministrativo che giudiziario, aprendo la strada alle pretese di qualche consorzio di bonifica sugli edifici di culto. Le prime pronunce della giurisdizione tributaria hanno ritenuto illegittime le richieste dei consorzi di bonifica in riferimento agli edifici di culto, in ragione della loro irrilevanza reddituale e patrimoniale, desumibile dalla normativa del 1939 istitutiva del nuovo catasto edilizio urbano, che li esclude dall’obbligo di dichiarazione. Invero, l’esenzione degli edifici di culto dalla contribuzione consortile prescinde da una disposizione di legge che la preveda espressamente; tuttavia, nel tempo, più volte è accaduto che gli edifici di culto beneficiassero di agevolazioni fiscali in mancanza di una specifica previsione legislativa, e ciò suggerisce il riconoscimento, per questa tipologia di immobili, di uno speciale statuto tributario.

Parole chiave: edifici di culto, agevolazioni tributarie, consorzi di bonifica, catasto.


The requirement for worship buildings to pay consortium reclamation fees is a completely new issue. The problem has only arisen recently because the amount of the reclamation contribution is linked to the cadastral income of the property. Traditionally, worship buildings have no cadastral income, but for some decades now this assumption has been challenged at both administrative and judicial level, paving the way for claims by some reclamation consortia on worship buildings. The first rulings by the tax courts deemed the claims of the land reclamation consortia with regard to worship buildings to be unlawful, on the grounds of their irrelevance in terms of income and assets, as can be inferred from the 1939 legislation establishing the new urban building register, which excludes them from the obligation to declare. In fact, the exemption of worship buildings from consortium contributions does not depend on a specific provision of law; however, over time, worship buildings have repeatedly benefited from tax breaks in the absence of specific legislation, suggesting that this type of property should be granted special tax status.

Key words: worship buildings, tax breaks, reclamation consortium, land register.

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